In un momento storico in cui le fonti energetiche rinnovabili dovrebbero soppiantare quelle fossili, in Sardegna viene riproposto l’utilizzo del metano, riportando il calendario indietro di mezzo secolo. Mentre sulla stessa isola si abbatte l’uragano dell’installazione di un numero spropositato di pale eoliche e di pannelli fotovoltaici, si vorrebbe contemporaneamente costruire un lungo e ramificato gasdotto, paradossalmente in assenza della materia prima.
“Con avviso pubblico del 15 maggio 2026, Enura S.p.a., società diretta e coordinata da SNAM, ha dato avvio alle procedure di esproprio legate al gasdotto che attraverserà il Centro-sud Sardegna, dall’oristanese sino a Cagliari, con una diramazione che arriva sino a Iglesias e Carbonia.” La notizia, fatta trapelare dal Comitato No Gasdotto Sardegna, è stata praticamente ignorata dalle principali fonti di informazione.
L’aspetto palesemente assurdo è che, mentre questo tratto di gasdotto ha superato la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) già da tempo, il resto del progetto è attualmente ancora soggetto all’iter procedurale di valutazione ambientale, ivi compreso il rigassificatore previsto nel porto di Oristano, per il quale “ci sono fondati motivi di natura ambientale, economica e sanitaria per cui dovrebbe essere rigettato.”
Le procedure attualmente in atto prevedono tuttavia l’imposizione di servitù e l’attuazione di numerosi espropri. Fra l’altro il Comitato evidenzia che i proprietari dei terreni coinvolti non siano stati avvisati personalmente, ma solo attraverso avviso pubblico riportato sui giornali locali e sui portali della Regione Sardegna, con un grave problema di trasparenza.
“Ricapitolando – recita ancora il comunicato diffuso dal Comitato e cui hanno già aderito numerose sigle della società civile attiva sarda – si tanno avviando procedure di esproprio per la realizzazione di un’opera che ha uno dei suoi elementi più importanti e fondamentali ancora in fase di autorizzazione e che, inoltre è ancora soggetta a un esame regolatorio, nel suo complesso, che potrebbe metterne completamente in discussione l’utilità.”
Siamo quindi di fronte ad una forzatura: anticipando l’avvio dei lavori del metanodotto si metterebbe la società sarda davanti al fatto compiuto, rendendo poi di fatto indispensabile l’inserimento degli altri tasselli di questo progetto pericoloso e di dubbia utilità. E’ triste dover constatare che lo stesso metodo dello spezzettamento delle valutazioni ambientali, è stato usato in Sardegna dalla fabbrica di bombe RWM, davanti all’ignavia delle istituzioni locali e regionali.
Così le grandi aziende, siano di natura bellica od energetica, si comportano da padroni sul territorio dell’isola, prendendosi gioco, oltre che di ogni logica, del sentimento reale delle popolazioni locali, che saranno costrette a subirne tutte le conseguenze.
Oggi più che mai occorre una pressione dal basso per fermare questa speculazione energetica che, oltre che basarsi su fonti energetiche fossili, altamente inquinanti ed oltretutto sorpassate in tutta Europa, rischia di creare un ulteriore consumo del suolo ed un’ennesima servitù sul suolo sardo.